LE CAUSE

Per comprendere le cause delle alterazioni strutturali e della progressiva riduzione della quantità di osso dello scheletro, va tenuto presente che l’osso è formato da un tessuto vivo e dinamico, sottoposto ad un continuo e costante processo di rinnovamento (rimodellamento osseo), che dura tutta la vita. Il rimodellamento osseo comprende due fasi: una prima fase, definita riassorbimento, che risulta essere un processo di distruzione operato da un particolare tipo di cellule, gli osteoclasti (OCS), i quali riassorbono l’osso vecchio o danneggiato ed una seconda fase di formazione, attuata da un altro tipo di cellule, gli osteoblasti (OBS), i quali producono nuovo osso ricostruendo quello perduto.

Durante la vita si possono verificare condizioni particolari in cui la quantità di osso riassorbito è maggiore della quantità di osso neoformato, come avviene, ad esempio, nel periodo successivo alla menopausa, oppure dove la quantità di tessuto neoformato è insufficiente. Col passare degli anni, però, la quantità di tessuto osseo che viene perso tende ad essere sempre maggiore. Ciò è causa di una progressiva perdita di massa ossea che rende le ossa sempre più fragili e facilmente soggette a fratturarsi e che si riscontra, appunto, nell’osteoporosi.

Le fratture da fragilità ossea, ossia osteoporotiche, possono interessare tutto lo scheletro ma si localizzano soprattutto:
• all'estremità prossimale del femore (all'inguine)
• all'estremità distale del radio (al polso)
• alle vertebre (alla colonna dorso-lombare)
• all’estremità prossimale dell'omero (all’ascella)
• al bacino

In sintesi, tutte le fratture che si verificano spontaneamente o per un trauma banale sono da ritenersi da fragilità ossea, indipendentemente dalla sede scheletrica in cui si verificano e, quindi, attribuibili all’osteoporosi.

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