Il corretto percorso diagnostico terapeutico assistenziale

Il corretto percorso diagnostico terapeutico assistenziale


La frattura del femore è una condizione a grande impatto per la sua prevalenza e per le sue dirette conseguenze, spesso gravemente disabilitanti. In circa il 20% dei pazienti con frattura di femore l’autonomia motoria è persa completamente ed al primo anno di follow-up solo il 30-40% di questi pazienti riprende la piena autonomia nelle normali attività quotidiane.

Tutti i soggetti con frattura del femore devono essere considerati ad elevato rischio di ulteriori fratture e devono essere quindi inseriti in un programma di monitoraggio e di trattamento. La Fragilità Ossea è, infatti, una malattia degenerativa che colpisce tutto lo scheletro e che porta ad indebolimento della struttura ossea la quale, con il tempo, può arrivare a rompersi anche in assenza di veri e propri traumi.

L’ortopedico, primo specialista a prendere in carico la paziente dopo la frattura del femore, deve instaurare quello che viene definito con un acronimo, il PDTA, ossia il corretto Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale. In questo modo, avvalendosi del contributo di un team multidisciplinare, formato dagli specialisti che sono coinvolti nella terapia dell’osteoporosi (ortopedico, reumatologo, fisiatra, geriatra), è possibile ridurre il rischio del ripetersi di nuove fratture e garantire la possibilità che venga mantenuta l’autosufficienza. Assicurandosi che il paziente riceva una terapia adeguata e un follow-up appropriato, il chirurgo ortopedico può contribuire a ridurre il rischio di fratture successive.

Inoltre, è importante che il soggetto venga informato sui possibili cambiamenti dello stile di vita, finalizzati a migliorare la qualità dell’osso e ridurre il rischio di frattura (dieta, attività fisica, interventi per la prevenzione delle cadute). Fondamentale è mantenere livelli adeguati di vitamina D e calcio e prescrivere al paziente una terapia contro l’osteoporosi che si adatti quanto più possibile alle sue esigenze, in modo da ottimizzarne l’aderenza al trattamento e garantirne l’efficacia.

E’ indispensabile, quindi, che medici e pazienti collaborino attivamente per scongiurare l’evolversi della patologia, mettendo in atto tutte le misure utili a prevenire un’ulteriore frattura.

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